E se il coaching fosse una cosa seria?
Questa mattina ho tenuto una nuova sessione di coaching; il mio tirocinio prende forma e le persone che sto incontrando sono estremamente diverse fra loro e sorprendentemente stimolanti.
Cosa sto imparando? Moltissimo. Sono solo ai primi incontri ma nel mio cuore affiorano già sentimenti e pensieri che lentamente costruiscono il mio puzzle professionale.
Al termine di ogni incontro provo quella soddisfazione che solo il sentirsi al posto giusto nel momento giusto sa donare.
Poi nascono i dubbi e mi chiedo se anche la persona che ho incontrato si è sentita al posto giusto. Le orecchie, gli occhi, il viso e l’anima che ha avuto di fronte sono “abbastanza” per lei?
E qui affiora il bisogno di approfondire, di studiare o riprendere concetti che teoricamente funzionano ma che nel passaggio alla pratica, richiedono la personalizzazione del percorso e la costruzione di esercizi e riflessioni ad hoc.
E poi questa lotta contro il tempo, che manca, che è sempre troppo poco, perché intanto che scrivi un post cucini lo spezzatino, stendi la lavatrice e pensi al lavoro – quello ufficiale – che ti ha permesso di pagarti il master e che adesso ti sta un po’ stretto.
Infine penso che la fatica di questi mesi sia necessaria perché senza fatica non si arriva da nessuna parte, la fatica tempra la motivazione, la motivazione cura la fatica. E così godendo di questa amicizia virtuosa tra fatica e motivazione vado avanti fiduciosa.
la coach in progress
