Non solo parole
Quando nasce un bambino sordo il primo pensiero dei genitori va al silenzio che lo circonda e all’angoscia di non poter comunicare con lui. Poi qualcosa cambia…
Forse vi ho già raccontato di quando ricevemmo la diagnosi di sordità di mio figlio. Il professore ci disse che Federico aveva una sordità bilaterale grave e profonda. Non aggiunse molto di più se non aprirci il cuore alla speranza che potesse riprendere a sentire con un intervento chirurgico e l’uso degli impianti cocleari.
Federico aveva 4 mesi quando iniziammo a frequentare l’audiologia di Varese. Prima di intervenire, occorreva mantenere il canale uditivo il più possibile attivo e ricettivo. Mettemmo a Federico delle protesi di potenza, che avevano il compito di amplificare i suoni in cui era immerso e di tenerlo agganciato al mondo dei rumori delle parole e della musica.
Di giorno allenavo la sua attenzione uditiva parlandogli e riportando la sua attenzione visiva sempre al mio viso, alla mia bocca, perché anche la più piccola smorfia o mimica facciale potesse aiutarlo nella comprensione.
Come i teletubbies
La prima volta che io e mio marito vedemmo dei bambini con gli impianti cocleari ci sembrarono dei teletubbies. A 15 mesi Federico fu operato e qualche tempo dopo ci fu l’attivazione degli impianti e l’educazione delle orecchie e del cervello a quel nuovo modo di stare nel mondo.
Oggi Federico sente. Comprende tutto di quello che gli si dice? No, non sempre, ma poter sentire è stato un grande sogno che si è avverato. Oggi ringrazio il cielo di avere un teletubbies in casa.
La musica dentro
Grazie a Federico ho imparato che comunicare non è solo parlare.
Con Federico mi sono ritrovata a gambe incrociate su un bellissimo pianoforte a coda. La terapista suonava e le vibrazioni pervadevano tutto il corpo fino a toccare le nostre anime. Un’ onda capace di far risuonare ogni cellula.
Qualche mese più tardi provai delle sensazioni simili, sdraiata su un lettino armonico. Avete mai sentito vibrare le corde di un’arpa?
Chiudete gli occhi e fatevi avvolgere da quella musica delicata. Una nuvola sonora che vi massaggia, vi rilassa e crea un benessere interiore che abbatte tutte le vostre paure e inibizioni emotive.
Aprite gli occhi e lì accanto c’è vostro figlio di 3 anni, prima di salire si è tolto gli apparecchi, non servono.
Vi abbraccia e tutto si scioglie in quell’attimo di invidiabile complicità.
Di specialisti e terapie
Da allora molti sono stati gli specialisti incontrati. Abbiamo sperimentato terapie di stimolo e riabilitative anche poco conosciute.
Seguitemi nelle prossime settimane vi proporrò degli approfondimenti con dei professionisti per imparare a percorrere, un passo alla volta le strade che possono aumentare il benessere dei ragazzi fragili e delle loro famiglie. Attendo anche i vostri contributi, se siete degli esperti in qualche modello riabilitativo o volete condividere una vostra esperienza scrivetemi. Qui c’è spazio anche per voi.



