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Alla ricerca di senso

“Signora lei lavora?” Mi chiese il medico dopo averci comunicato la diagnosi di sordità di nostro figlio.

“Si certo.” Risposi io entusiasta.

“Bene se vuole che suo figlio impari a parlare deve lasciare il lavoro”. Aggiunse il medico con esibita autorità.

“Si certo”. Replicai debolmente e con la mente confusa.

Quando nasce un bambino, la mamma dedica tutto il suo tempo a coccolare e accudire quell’essere così indifeso che richiede tutte le sue energie fisiche e mentali. lo fa con amore incondizionato mostrando stupore ad ogni nuova smorfia, o vagito, o movimento della manina.

Per una mamma che lavora fuori di casa, accudire il proprio bambino 24 ore al giorno 7 giorni su sette per 4, 6, 10 mesi è veramente una grazia. Il rientro dai colleghi sembra così lontano…

Poi quel giorno arriva e le routine dilatate lungo la giornata si trasformano bruscamente in ricordo, tutto diventa frenetico, un gioco di incastri fra nonni, nido e un part time contrattato rinunciando alla pausa pranzo.

Quel bambino che fino a ieri era la luce dei tuoi occhi oggi è fonte di stress, mal di stomaco, notti insonni.

Quando nasce un bambino che ha bisogno di cure stra-ordinarie le cose cambiano. I genitori entrano in contatto con neuropsichiatri, strutture ospedaliere all’avanguardia per questa o quell’altra patologia pediatrica.

L’accesso al web non è più per svago, non si fa più shopping online o gossip scacciapensieri. Sul web si cercano risposte autorevoli alle mille domande e paure che popolano la mente di genitori impreparati.

Il lavoro sembra non essere più una priorità. Se non è strettamente necessario per la sussistenza della famiglia, spesso la mamma si trova a lasciare il lavoro per dedicarsi fino a data da destinarsi alla cura del bambino fragile.

Passano i mesi, a volte anni e finalmente la situazione sembra stabilizzarsi su una nuova e quasi sostenibile normalità.

E’ tempo per la mamma di guardarsi indietro e di dirsi brava per gli sforzi fatti perché ogni possibilità fosse percorsa e sperimentata.

E’ tempo per la mamma di guardare avanti e mettere a valore l’esperienza di vita, la formazione specifica, e fare i conti con i suoi desideri.

Inutile rimuginare sulle rinunce fatte. E’ edificante concedersi di progettare, senza timore, una realtà ideale che contempli anche una realizzazione professionale.

Non sempre, non per tutti la ricerca di senso trova i confini nelle mura di casa.

Precendete
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